Il rischio di ammalarsi di carcinoma della mammella aumenta con l’aumentare dell’età, con una probabilità di sviluppo del 2,4% fino a 49 anni (1 donna su 42), del 5,5% tra 50 e 69 anni (1 donna su 18) e del 4,7% tra 70 e 84 (1 donna su 21). L’importanza del fattore anagrafico potrebbe essere legata al continuo e progressivo stimolo proliferativo endocrino che subisce l’epitelio mammario nel corso degli anni unito al progressivo danneggiamento del DNA e all’accumularsi di alterazioni epigenetiche con alterazione dell’equilibrio di espressione tra oncogeni e geni soppressori.

Fattori Dietetici e Matabolici

Sedentarietà, abuso di alcool, alimentazione ricca di grassi saturi.

L’elevato consumo di alcool e di grassi animali e il basso consumo di fibre vegetali sembrerebbero essere associati ad aumentato rischio di carcinoma mammario.

Stanno inoltre assumendo importanza la dieta e quei comportamenti che conducono all’insorgenza di obesità in post-menopausa e sindrome metabolica. L’obesità è un fattore di rischio riconosciuto, probabilmente legato all’eccesso di tessuto adiposo che in post-menopausa rappresenta la principale fonte di sintesi di estrogeni circolanti, con conseguente eccessivo stimolo ormonale sulla ghiandola mammaria. La sindrome metabolica è caratterizzata dalla presenza di: obesità addominale; alterato metabolismo glicidico – diabete o prediabete; elevati livelli dei lipidi (colesterolo e/o trigliceridi) e ipertensione arteriosa.

Si suppone che nei soggetti con sindrome metabolica esista una resistenza all’insulina a cui l’organismo reagisce aumentandone i livelli. L’insulina agisce sul recettore di membrana del fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1R), attivando le vie del segnale intracellulare fondamentali per la crescita neoplastica. La sindrome metabolica poggia su una predisposizione genetica, ma al suo sviluppo contribuiscono in maniera chiara stili di vita basati su scarsa attività fisica e diete ipercaloriche, ricche di grassi e carboidrati semplici.

Fattori Riproduttivi

Menarca precoce e menopausa tardiva.

Ovvero una lunga durata del periodo fertile, con un menarca precoce e una menopausa tardiva e quindi una più lunga esposizione dell’epitelio ghiandolare agli stimoli proliferativi degli estrogeni ovarici; la nulliparità, una prima gravidanza a termine dopo i 30 anni, il mancato allattamento al seno.

Fattori Ormonali

Assunzione di terapie ormonali.

L’incremento del rischio nelle donne che assumono terapia ormonale sostitutiva durante la menopausa, specie se basata su estroprogestinici sintetici ad attività androgenica; aumentato rischio nelle donne che assumono contraccettivi orali.

Pregressa Radioterapia

Radioterapie in zona toracica.

A livello toracico e specialmente se prima dei 30 anni d’età e precedenti displasie o neoplasie mammarie.

Familiarità ed Eredità

Mutazione dei geni BRCA-1 e BRCA-2.

Anche se la maggior parte dei carcinomi mammari sono forme sporadiche, il 5-7% risulta essere legato a fattori ereditari, 1/4 dei quali determinati dalla mutazione di due geni, BRCA-1 e/o BRCA-2.

Nelle donne portatrici di mutazioni del gene BRCA-1 il rischio di ammalarsi nel corso della vita di carcinoma mammario è pari al 65% e nelle donne con mutazioni del gene BRCA-2 pari al 40%.

Qualche statistica…

Incidenza

Si stima che nel 2016 verranno diagnosticati in Italia circa 50.000 nuovi casi di carcinomi della mammella femminile. Non considerando i carcinomi cutanei, il carcinoma mammario è la neoplasia più diagnosticata nelle donne, in cui circa un tumore maligno ogni tre (30%) è un tumore mammario. Considerando le frequenze nelle varie fasce d’età, i tumori della mammella rappresentano il tumore più frequentemente diagnosticato tra le donne sia nella fascia d’età 0-49 anni (41%), sia nella classe d’età 50-69 anni (35%), sia in quella più anziana ≥70 anni (21%). Il trend di incidenza del tumore della mammella in Italia appare stabile mentre continua a calare, in maniera significativa, la mortalità (-1,3% per anno). Analizzando le fasce di età più giovani, si osserva che nelle under 35 l’incidenza è stabile e la mortalità in lieve calo, anche se non significativo; anche nella fascia di età 35-44 l’incidenza appare stabile ma qui la mortalità cala in maniera significativa (-2,8% per anno). L’ampliamento della popolazione target dello screening mammografico in alcune Regioni (tra cui Emilia Romagna e Piemonte) rende ragione dell’aumento significativo dell’incidenza nella classe di età 45-49, dove peraltro la mortalità si mantiene stabile.

Interessante invece il calo dell’incidenza e della mortalità della fascia d’età oggetto di screening sul territorio nazionale (50-69 anni): l’incidenza cala dello 0,6% per anno e la mortalità dell’1,9%. Stabili le curve di incidenza e mortalità nelle ultrasettantenni. La malattia presenta un’ampia variabilità geografica, con tassi più alti, fino a 10 volte, nei Paesi economicamente più avanzati. L’incidenza del carcinoma mammario ha presentato una flessione in molte aree del mondo intorno al Duemila. La significativa riduzione di incidenza osservata negli USA nel 2003 nelle donne con età ≥50 anni, e prevalentemente per i tumori ormonoresponsivi, è stata messa in relazione alla riduzione di prescrizioni di terapia ormonale sostitutiva in menopausa dopo la pubblicazione dei risultati dello studio WHI4 (che avevano evidenziato un’aumentata incidenza di tumori invasivi mammari e di malattie cardiovascolari con l’uso di una terapia ormonale contenente estro-progestinici). In Italia tale iniziale riduzione di incidenza, considerando la minore diffusione della terapia ormonale sostitutiva tra le donne in menopausa, viene principalmente riferita all’effetto di saturazione dell’incidenza determinata dai primi round dei programmi di screening mammografico, che nella seconda metà degli anni ’90 hanno interessato ampie aree del Paese. Le differenze tra macro-aree osservate nel periodo 2008-2012, che confermano una maggiore incidenza al Nord (126,9 casi/100.000 donne) rispetto al Centro (111,2 casi/100.000 donne) e al Sud-Isole (98,9 casi/100.000 donne), esprimono la somma dei diversi fattori in gioco, dalla diversa diffusione dello screening mammografico alle disomogeneità nella presenza dei fattori di rischio precedentemente indicati.

Mortalità

Anche per il 2016 il carcinoma mammario ha rappresentato la prima causa di morte per tumore nelle donne, con 11.939 decessi (fonte ISTAT). È la prima causa di morte nelle diverse età della vita, rappresentando il 29% delle cause di morte oncologica prima dei 50 anni, il 21% tra i 50 e i 69 anni e il 16% dopo i 70 anni.

Dalla fine degli anni ’90 si osserva una moderata, ma continua tendenza alla diminuzione della mortalità per carcinoma mammario (-1,3%/anno), attribuibile alla maggiore diffusione dei programmi di diagnosi precoce e quindi all’anticipazione diagnostica e anche ai progressi terapeutici. Le differenze di mortalità osservate tra le diverse macro-aree italiane sono abbastanza limitate, con un tasso standard di 24,9 casi ogni 100.000 al Nord, 21,5 casi al Centro e 23,1 casi al Sud-Isole.

Sopravvivenza

La sopravvivenza a 5 anni delle donne con tumore della mammella in Italia è pari all’85,5%, più elevata rispetto alla media europea (81,8%), ma anche rispetto al Nord Europa (84,7%). Nei Paesi del Sud Europa, tra cui l’Italia, non presenta eterogeneità elevata tra fasce di età: la sopravvivenza a 5 anni è pari a 87,7% nelle donne giovani (15- 44 anni), 89,3% tra le donne in età 45-54 anni, 87,7% tra le donne in età 55-64, 84,6% tra le donne in età 65-74 anni, leggermente inferiore, 76,0, tra le donne anziane (75+). Si evidenziano livelli leggermente inferiori nel Meridione: Nord Italia (85-87%), Centro (86%) e Sud (81%).