RADIOTERAPIA

La radioterapia utilizza radiazioni ad alta energia con l’intento di distruggere le cellule tumorali e al tempo stesso di non arrecare danno ai tessuti sani. Nel trattamento dei tumori della mammella si usa più frequentemente per eliminare eventuali focolai di cellule tumorali rimasti dopo l’intervento.

Radioterapia di tutta la mammella.
Radioterapia parziale. L’irradiazione parziale della mammella è una modalità di radioterapia di recente introduzione indicata per tumori in stadio iniziale, a basso rischio di recidiva loco-regionale e sistemica. Si tratta della irradiazione della sola sede di malattia (letto operatorio) a più elevato rischio di ricaduta locale.
Radioterapia parziale intraoperatoria (IORT). Si tratta di una modalità di somministrazione della radioterapia che avviene durante l’intervento chirurgico nella zona in cui il tumore risiedeva prima di essere rimosso. Con questa modalità la radioterapia può essere somministrata con un’unica seduta.
Radioterapia regionale. La radioterapia regionale prevede l’irradiazione di un’area che comprende mammella, ascella, fossa sopraclaveare e catena mammaria interna.

Prima di iniziare il trattamento va effettuato un consulto con lo specialista che nel corso della visita, in relazione alla situazione clinica, stila un programma terapeutico. Durante questo colloquio la paziente viene informata sui motivi del trattamento radiante, sulle modalità e tempi di esecuzione e sugli effetti collaterali seppure modesti.

Nella maggior parte dei casi viene effettuata una seduta al giorno per cinque giorni alla settimana, dal lunedì al venerdì, per alcune settimane consecutive. Il trattamento viene eseguito in regime ambulatoriale. In occasione di ogni seduta la paziente viene accompagnata all’interno della sala di trattamento dove è alloggiata l’unità di terapia. La paziente, dopo essersi tolta i vestiti che coprono l’area da trattare, viene fatta distendere su un lettino. La parte della macchina da cui fuoriescono le radiazioni, chiamata “testata”, viene ruotata attorno alla persona per essere situata correttamente in corrispondenza dell’area da trattare. Tutta questa operazione, chiamata “set up”, viene fatta di solito a luci spente: essa rappresenta la fase più importante e laboriosa di ogni seduta e richiede diversi minuti. Una volta posizionata correttamente, la paziente viene lasciata sola nella stanza e il trattamento, per lo più della durata di pochi minuti, ha inizio.

ORMONOTERAPIA

Molti tumori al seno hanno sulla superficie delle loro cellule recettori per gli estrogeni, per il progesterone o per entrambi. Ciò significa che gli ormoni sessuali femminili stimolano la sua crescita ed è quindi possibile scegliere una cura che agisca a questo livello. La scelta del tipo di trattamento da adottare nei singoli casi, oltre che dal grado di avanzamento della malattia, dipende dal fatto che la donna sia già entrata o meno in menopausa.

Nelle donne prima della menopausa viene usato il tamoxifene.
Nelle donne dopo la menopausa vengono usati gli inibitori della aromatasi.

Nella scelta del tipo di trattamento incidono anche l’età della donna e il suo desiderio di poter eventualmente avere dei figli dopo le cure.

In alcuni casi il trattamento viene prescritto prima dell’operazione, per ridurre le dimensioni del tumore da asportare, ma nella maggior parte dei casi si inizia dopo l’intervento e si prosegue per cinque anni, per contrastare un possibile ritorno della malattia. Se i medici ritengono sia necessaria anche la chemioterapia, la cura ormonale subentra dopo la fine di questa.
In altri casi la terapia ormonale viene intrapresa in seguito alla ricomparsa della malattia o quando questa viene diagnosticata già in fase avanzata.
È ancora dibattuta invece l’opportunità di somministrare questi medicinali per la prevenzione della malattia in donne sane ma che sono ad alto rischio, per esempio a causa di una forte familiarità per la malattia. Il tamoxifene e il raloxifene, in particolare, si sono dimostrati efficaci a questo riguardo, ma non tutti sono d’accordo che i loro effetti collaterali ne controbilancino i benefici.

CHEMIOTERAPIA

Prima dell’intervento chirurgico (chemioterapia primaria).

Può capitare che il tumore venga diagnosticato quando è già di vaste dimensioni e che richieda un’amputazione radicale della mammella. Per evitare questa mutilazione che potrebbe risultare traumatica per la paziente, si può procedere ad un trattamento chemioterapico prima dell’operazione al fine di “ridurre” il tumore e consentire interventi meno demolitivi. Nelle pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato, la terapia combinata con chemioterapia primaria rappresenta una nuova strategia terapeutica, il cui obiettivo principale è quello di migliorare ulteriormente i risultati in termini di guarigione e di sopravvivenza libera da malattia.

Gli studi condotti presso centri europei ed americani hanno dimostrato che la chemioterapia primaria è in grado di ottenere un notevole aumento di interventi chirurgici conservativi ed una sopravvivenza libera da malattia e globale almeno simile a quella ottenuta con chemioterapia adiuvante.

Dopo l’intervento chirurgico (chemioterapia adiuvante).

Questo tipo di trattamento viene eseguito quando la lesione tumorale della mammella è stata asportata ma resta tuttavia il rischio che alcune cellule tumorali possano avere già abbandonato la sede primitiva del tumore mammario ed essere in circolo.

La chemioterapia ha lo scopo di distruggere queste eventuali cellule distanti dal focolaio tumorale primitivo e, quindi, di aumentare la percentuale di guarigione. Per aumentare l’efficacia essa va iniziata entro 30 -45 giorni dall’intervento. La terapia adiuvante del carcinoma mammario radicalmente operato può essere considerato uno dei maggiori successi in oncologia negli ultimi trent’anni. Infatti, nonostante il costante aumento dei casi, la mortalità, a partire dagli anni novanta, è diminuita sensibilmente non soltanto per effetto della diagnosi precoce ma anche per l’efficacia della terapia adiuvante.